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NUOVE FRONTIERE
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il sogno di un Emirato
Daghestan, oltre Eto'o il sogno di un Emirato

di Massimo Introvigne
12-08-2011


Il calciatore camerunense dell'Inter Samuel Eto'o, a credere alle notizie dei giornali sportivi, diventerebbe il calciatore più pagato dal mondo andando a guadagnare venti milioni di euro all'anno nella non conosciutissima squadra dell'Anzhi di Makhachkala, di proprietà del ricchissimo Suleyman Kerimov e che ha la sua sede nella capitale del Daghestan, una repubblica autonoma nell'ambito della Federazione Russa.

Si è letto che la signora Eto'o vuole lasciare Milano trovandola piuttosto insicura: ignoti malviventi le hanno svaligiato più volte la casa. Non vorremmo preoccupare la signora, e certamente il principesco ingaggio permetterà nella nuova casa di Makhachkala imponenti misure di sicurezza. Ma il Daghestan non è un posto tranquillissimo, e le vicende calcistiche sono un'occasione per conoscerlo meglio.

Come la vicina Cecenia, il Daghestan è un frutto del colonialismo via terra degli zar. Mentre in Europa Occidentale associamo normalmente il colonialismo alle navi, i russi - come i cinesi - conquistarono popolazioni che di russo non avevano nulla avanzando via terra. Il Daghestan, cioè l'insieme di tre principati musulmani collegati all'Impero Ottomano, cadde nel 1732 e fu dichiarato parte della Russia. I daghestani, musulmani e fieri guerrieri, non accettarono mai l'annessione e si ribellarono ripetutamente, riuscendo tra il 1828 e il 1864 a mantenere un Emirato del Daghestan indipendente, la cui storia è legata alla leggendaria figura di Shamil (1797-1871). Solo a prezzo di una guerra sanguinosa la Russia riuscì a riprendersi il Daghestan, teatro di una nuova insurrezione nel 1877-1878.

Alla Rivoluzione bolscevica il Daghestan divenne parte dell'effimera Repubblica delle Montagne del Nord Caucaso. Quando i sovietici se lo ripresero al Daghestan, come alla Cecenia, toccò in sorte l'essere dichiarato una repubblica autonoma all'interno della Russia e non una repubblica dell'Unione Sovietica come l'Azerbaijan. Per questo motivo, alla caduta dell'Unione Sovietica, mentre le repubbliche sovietiche divennero Stati indipendenti, Daghestan e Cecenia rimasero parte della Russia.

Ma subito riprese una guerriglia islamica per l'indipendenza, anche se quella del Daghestan non raggiunse mai l'identità delle vere guerre in Cecenia. Rasul Makasharipov (1972-2005) fondò dapprima il partito Jennet ("Paradiso") e poi  nel 2004 la Shariat Jamaat ("Società della Legge Islamica"). Questa organizzazione, che ha legami con il terrorismo ceceno e secondo le autorità russe anche con al-Qa'ida, ha subito dei duri colpi e nel 2005 il suo fondatore è caduto in uno scontro a fuoco. Ma si riorganizza periodicamente, e gli attentati - spesso sanguinosi - si susseguono pressoché tutti i mesi. L'ultimo è del luglio 2011. La tesi russa secondo cui si tratta sempre di terroristi provenienti dalla Cecenia non è condivisa dagli studiosi, secondo cui la Shariat Jamaat riesce a reclutare in Daghestan anche fra i ricchi e la buona borghesia, sensibile alla causa indipendentista.

Un Paese, dunque, non proprio tranquillo. Al-Qa'ida non ha mai fatto mistero di puntare a un Emirato del Caucaso separato dalla Russia e dove regni la legge islamica. C'è da augurarsi che il calcio non diventi un obiettivo terroristico, ma - come talora avviene - un elemento di coesione e di pacificazione nazionale.
 
 
 
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