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L'EDITORIALE
Diritto alla vita
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Il vento che soffia dall'Est

di Giuseppe Noia
15-07-2011

 

Soffia in Europa un vento che viene dell’Est, un vento che guarda alla vita e che con coraggio sfida la storia, la cultura dominante, la politica dei governi e soprattutto quell’atteggiamento socioculturale di indifferenza verso il destino ultimo dell’uomo che oggi pare trionfare ovunque.

Questo vento dell’Est che soffia gagliardo interroga in particolare le coscienze tiepide e irresolute, invitandole, esortandole a spendersi con decisone per quel grande ideale di verità e di giustizia reale che è la preziosità della vita umana.

Il governo russo si sta attivando, a vari livelli, per cercare di contrastare l’enorme numero di interruzioni volontarie di gravidanza che, come tutti sanno, non ha risolto il problema dell’aborto clandestino.

Il 29 aprile il presidente della repubblica ungherese Pál Schmitt ha firmato la nuova Costituzione che, in vigore dal 1° gennaio 2012, sancisce che l’inviolabilità della vita umana dal concepimento alla morte naturale anche a norma di legge positiva.

In Polonia una petizione popolare forte di 600mila firme sta facendo discutere il parlamento attorno a una bozza legislativa che punta a cancellare dall’ordinamento giuridico del Paese l'aborto in ogni forme, eccezioni "gravi" comprese.

Sono cose che fanno riflettere. Cose che sembrano riecheggiare le parole della Scrittura: «Dove più abbondò il peccato, tanto più abbonderà la grazia».

Quei Paesi, ex comunisti, luoghi cioè dove il valore della vita umana è stato - e purtroppo ancora è - drammaticamente devastato, vogliono di più, vogliono spingersi oltre. Dopo aver ottenuto libertà e democrazia a livello politico, stimolano il mondo intero a ricuperare la libertà e la democrazia del cuore.

La protezione, sempre e comunque, della vita umana, a maggior ragione se innocente o debole e indifesa, è la vera dimostrazione di civiltà poiché traduce nella prassi del vivere politico e giuridico quotidiano il valore non negoziabile dell’umanità. Come dice il poeta indiano Rabindranath Tagore, «la nascita di un nuovo essere umano ci ricorda che Dio non si è stancato dell’uomo».


 
 
 
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