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INTERVISTA
Chiara Amirante
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con una gioia nuova»
«Nell'inferno della strada con una gioia nuova»

di Antonio Giuliano
22-12-2010

Tutto cominciò una notte alla Stazione Termini di Roma. Era il febbraio del 1991. Chiara Amirante, una giovane venticinquenne, laureata e con il futuro in tasca, comincia a frequentare l’ “inferno” che gravita intorno ai binari. È un luogo abitato soltanto da barboni, prostitute, sbandati, tossicodipendenti. La ragazza, animata dalla voglia di condividerne la disperazione, matura l’idea di accoglierli un giorno in una comunità. Una vera casa-famiglia che sull’esempio dei primi cristiani abbia come unica regola il Vangelo. Si chiamerà “Nuovi Orizzonti” perché, dice lei, «l’orizzonte è il punto d’incontro tra la terra e il cielo e io vorrei che l’inferno vissuto da chi è accolto nella comunità possa trasformarsi in paradiso».
A quasi vent’anni da quel sogno, “Nuovi Orizzonti” è una realtà concreta in Italia e all’estero con 139 centri di accoglienza, sostegno e orientamento, e 92 centri di servizio impegnati nella prevenzione del disagio e nell’evangelizzazione di strada. E l’8 dicembre scorso ha ricevuto anche l’approvazione del Pontificio Consiglio per i Laici.

Chiara Amirante, da dove nasce questa esperienza?
«A 21 anni ho sperimentato una terribile malattia agli occhi. Non c’era alcuna possibilità di guarigione: sarei diventata cieca. Eppure in quella sofferenza ho provato che anche il dolore vissuto con Dio si trasforma in un fuoco capace di riscaldare di gioia il cuore raggelato dall’egoismo. Così un giorno manifestai al Signore il proposito di trascorrere il resto della mia vita a condividere questa scoperta con i più emarginati. Fui esaudita. La mattina dopo ero inspiegabilmente guarita: tutti i medici non riuscivano a darsi una spiegazione. Così decisi di andare nel luogo per eccellenza dei diseredati: la stazione».

Che cosa successe davvero quella notte a Termini?
«Incontrai Angelo, un tossicodipendente che più volte aveva tentato di farla finita. Rimase sorpreso dal fatto che “perdessi tempo ad ascoltare i suoi guai”. Era depresso per la noncuranza della gente e con alcuni suoi amici aveva scritto un murales che mi colpì: “Nonostante la vostra indifferenza noi esistiamo”. Da allora cominciai a frequentare tutte le notti la stazione, anche di nascosto dai miei. Mio padre era dirigente dell’Aci e minacciò di non riconoscermi più come figlia. Ma sono andata avanti e ho incontrato altri giovani che gridavano silenziosamente il desiderio di essere ascoltati».

Si aspettava nel tempo l’esplosione di questa iniziativa?
«All’inizio non pensavo certo di fondare alcunché. Il mio era solo un desiderio fortissimo di condividere la scoperta più bella della mia vita: Cristo come segreto della vera gioia. Quello che è poi è nato in questi anni è stato possibile grazie a quei giovani che un tempo erano nella disperazione e oggi sono i testimoni di un’altra umanità. Così nel ’94 a Trigoria (Roma) è nata la prima casa di accoglienza e poi centri si sono moltiplicati come mai avrei immaginato… ».

E ora è arrivata anche l’approvazione ufficiale della Chiesa…
«Sì la Comunità Nuovi Orizzonti è un’associazione privata di fedeli, nel senso che i membri possono fare i voti privati ma senza indossare abito religioso. Ne fanno parte sia laici che sacerdoti. Oltre alle promesse di castità, povertà e obbedienza, abbiamo anche quella della gioia. L’approvazione della Chiesa è preziosa perché riconosce all’associazione non solo l’opera sociale, ma anche un carisma che è proprio quello di essere testimoni gioiosi di Cristo risorto. E oggi sono più di centomila i giovani che hanno aderito all’impegno di essere “cavalieri della luce”, cioè di vivere radicalmente il Vangelo».

Ma quanto conta la fede nella terapia contro il disagio?
«È fondamentale. Anche uscire dalla droga è impossibile senza un percorso di spiritualità. La psicologia non basta. Di fronte al senso di sofferenza che accompagna l’esistenza, chi ha vissuto l’inferno della droga avrà sempre la tentazione che una sniffata risolva il problema. Senza un percorso di fede che dia delle risposte serie le probabilità di ricaduta sono altissime. Noi però non imponiamo una fede. C’è il massimo rispetto per ogni credo. Noi proponiamo un percorso. La risposta è positiva perché i ragazzi vedono che la fede può essere una risposta ai problemi concreti dell’esistenza. E quando lo sperimenti, non puoi fare a meno di testimoniarlo agli altri con entusiasmo. Per me è sempre un miracolo vedere quelli che prima vivevano situazioni estreme di droga, carcere, alcolismo, percorrere le stesse strade in cui seminavano violenza per testimoniare Cristo risorto».

C’è un calo di desiderio nella società come dice il Censis?
«Il problema reale è che si desidera troppo, c’è un’overdose di desideri indotti dal consumismo e i giovani conquistano tutto subito e senza sacrifici. Il calo del desiderio è semmai proporzionato dall’avere tutto subito così da non saper dar valore a quello che si ha. Ogni anno con le missioni in strada, nelle scuole e sulle spiagge incontriamo circa un milione di ragazzi. Siamo convinti dall’esperienza e dalla fede, che il bisogno fondamentale per l’uomo è quello di amare e sentirsi amati. Essendo creati a immagine e somiglianza di un Dio che è amore, l’uomo non può vivere senza donare e ricevere amore. Come il fisico se non lo alimenti si ammala, così anche l’anima: lo dimostrano studi scientifici che i bambini che non ricevono amore hanno gli stessi sintomi fisici della malnutrizione. Ma oggi purtroppo la famiglia è attaccata da modelli edonistici, dall’usa e getta che ha inquinato le relazioni. Non ci insegnano più che cos’è l’amore vero e siamo portati a confonderlo con la passione, l’egoismo, la possessività».

Tra i vostri progetti in corso ci sono le “Cittadelle del Cielo”. Che cosa sono?
«Sono luoghi dove provare a sperimentare già su questa terra la legge del Paradiso, l’amore che Gesù è venuto a insegnarci. Una piccola città aperta ai poveri e agli ultimi, ma anche di formazione per quanti potranno poi far nascere in tutto il mondo centri per bambini abbandonati, per ragazze madri, per malati terminali o tossicodipendenti. Abbiamo già una Cittadella in Brasile e da pochi anni anche in Bosnia a Medjugorje, che è stata per me una tappa decisiva del mio percorso spirituale. Ovviamente dobbiamo ringraziare la Provvidenza perché abbiamo ricevuto il sostegno di un imprenditore. Abbiamo calcolato che per le opere di Nuovi Orizzonti ci vorrebbero 2 milioni di euro al mese! Senza un aiuto dall’alto non sarebbe possibile…».

Quali sono le nuove povertà di cui prendersi cura oggi?
«Sono quelle di chi sta “bene”, di chi pensa di trovare la propria felicità nel benessere e poi sperimenta il non senso, quell’insoddisfazione e quella solitudine tipica del nostro tempo. Inizialmente pensavo che il disagio fosse presente solo nei quartieri poveri o tra ragazzi sfortunati. Ora vedo che le illusioni di felicità che il mondo propone uccidono più facilmente l’anima degli uomini agiati o di successo. Sta a noi far sì che l’amore di Dio raggiunga chiunque faccia esperienza di questo malessere interiore. Certo devi raccogliere lacrime che ti spaccano il cuore, ma c’è una gioia ineguagliabile nel contemplare il miracolo di una conversione del cuore».


 
 
 
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