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TRA LE RIGHE
Undici decimi
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Undici decimi

di Paolo Pegoraro
15-01-2011

Alessio Torino è un autore da tenere d’occhio. Dalla scarna bandella di Undici decimi, scopriamo solo che è urbinate, nato nel 1975, e che questo è il suo primo romanzo. Dalla qualità della scrittura non si direbbe. Undici decimi è fatto di tanti piccoli tocchi di genio e di una lingua raffinata e precisa, nemica del generico, ma che pure gioca a nascondino: a cosa farà riferimento il titolo, per esempio?

All’interno non viene spiegato: una piccola sfida al lettore… Indagando un poco, si scopre che Alessio Torino insegna lettere classiche e ha curato seminari di traduzione, che il libro ha attratto l’attenzione di Claudio Magris, che è stato chiamato in concorso al Campiello, che ha vinto il Premio Frontino ex aequo con il non certo esordiente Marcello Fois. Insomma, sarà pure il suo primo romanzo, ma per tanti autori meno scrupolosi potrebbe benissimo rappresentare la tappa d’arrivo.

Alessio Torino ama la provincia. Undici decimi si svolge a Pieve Lanterna, immaginario paesello marchigiano come tanti ai piedi del Tenetra. Norman Marasco, dieci anni di alcolismo alle spalle, si risveglia in ospedale. L’hanno riacciuffato poco prima che il delirium tremens si portasse via lui, la sua laurea in Geologia e la passione per le ammoniti scovate lungo interminabili spedizioni solitarie. Allo straniamento del risveglio si accalca il mosaico dei ricordi. E una consapevolezza sempre più lucida si fa largo nella trincea delle scelte quotidiane. Come quella tra il rompersi la schiena in cantiere e un guadagno sporco ma facile. O tra il piacere delle prostitute e la riscoperta dell’innamoramento. Strade o scorciatoie, ancora una volta.

Ma di scappare Norman non ne ha più voglia. Sarà un caso, ma il tremens lo ha preso proprio mentre ascoltava L’Arte della Fuga di Bach. Alle colpe non bisogna sfuggire. Norman ha il coraggio di ricordare, ostenta come una reliquia la mano con la quale ha rubato alla madre una collana per un mese di sbornie: «L’ho rubata con questa mano qui. Se la guardi bene, vedrai che è vero». La consapevolezza però non basta. I fallimenti del passato incombono come una spirale immutabile, una maledizione pietrificata nella forma stessa delle ammoniti.

Ci vorrà un viaggio improvvisato nell’Assisi terremotata per bucare il cuore con le lacrime e trovare il coraggio di osare la felicità a portata di mano: riprendere gli studi, buttarsi nell’esame di stato, dare speranza al proprio amore per una donna. «Non tornerei indietro perché arrivare qui è stata veramente una gran fatica. Essere finiti a Buchenwald e ritrovarsi a potare la siepe. Tornare indietro… non ci penso neanche», dice un personaggio alla fine del romanzo. Ed è, in fondo, quello che può dire anche Norman, uscito dalla sua personale Buchenwald, ma ormai capace di vedere il mondo meglio degli altri, meglio perfino di chi pare vincente ma in fondo ha soltanto ceduto a compromessi più rispettabili. Norman torna alla vita man mano che s’intensifica la sua visione della realtà. Fino ad acquisire undici decimi, appunto: una vista eccezionale.

 

 

Alessio Torino
Undici decimi

Italic, pagine 183, euro 15.

 


 
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